Forse il tuo debito è prescritto? verifica on-line la prescrizione del tuo debito bancario o esattoriale.

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

Passato un determinato periodo di tempo, sui debiti con Equitalia (oggi Agenzia delle Entrate-Riscossione) arriva la prescrizione della cartella esattoriale. Una volta intervenuta la prescrizione, il debito si estingue.

La prescrizione è un istituto a tutela dei debitori che pone un termine temporale al creditore per pretendere l’importo dovuto.
In sostanza, dopo un determinato lasso di tempo (che varia a seconda del debito), il creditore non può pretendere più nulla se non ha preso gli adeguati provvedimenti per riscuotere il dovuto (notifiche, solleciti, azioni esecutive ecc.).
Il creditore dunque non può attendere all’infinito per pretendere quanto gli spetta ma deve agire entro un certo numero di anni, che nel caso dei crediti dello Stato nei confronti dei contribuenti va da 3 a 10.

Nel caso della cartella esattoriale, una volta notificata al contribuente, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione è tenuta a compiere le azioni in suo potere per incassare il credito entro un termine predeterminato. Se non si attiva, il credito si estingue e il debitore non deve più nulla.

Se volessimo tradurre il termine «prescrizione» con uno “di strada” potremmo dire che la prescrizione è il momento in cui il debito scade, ossia a partire dal quale il creditore non ha più diritto a chiedere il pagamento. Pertanto la cartella non ha più valore e non può dar vita a un pignoramento.

Il tutto, in termini più giuridici, si può esprimere con il seguente principio: una volta notificata la cartella di pagamento, l’Agenzia Entrate Riscossione ha un termine predeterminato (che a breve indicheremo) per agire; in difetto si verifica la prescrizione.

Cos’è l’interruzione della prescrizione?
Serve chiarire un ultimo concetto prima di spiegare quando una cartella di pagamento va in prescrizione. Come abbiamo anticipato poc’anzi, il compimento della prescrizione è tutt’altro che scontato. Essa infatti potrebbe non verificarsi mai se il creditore invia, prima del suo compimento, un atto interruttivo. Nel caso dell’Agenzia Entrate Riscossione, gli atti tipici per interrompere la prescrizione dei propri crediti sono:

la cartella di pagamento;
l’intimazione di pagamento;
il preavviso di fermo;
il preavviso di ipoteca;
un qualsiasi atto di pignoramento.
Ogni volta che il contribuente riceve la notifica di uno di tali atti, la prescrizione si interrompe: il termine, quindi, si “azzera” e ricomincia a decorrere da capo, a partire dal giorno successivo.

Prendiamo, ad esempio, una cartella per un debito dell’Inps che, come vedremo a breve, si prescrive in 5 anni. Mettiamo che la prescrizione si compia finalmente il 1° aprile 2018 e, tuttavia, che il 31 marzo il contribuente riceva una intimazione di pagamento. In tal caso la prescrizione non si verificherà più al 1° aprile, ma inizia nuovamente a decorrere da tale data per poi verificarsi invece il 1° aprile 2023 (salvo che, in tale arco di tempo, non vengano notificati nuovi atti interruttivi della prescrizione).

A conti fatti, se il creditore – ma succede difficilmente – si ricorda, ad ogni scadenza della prescrizione, di interrompere il termine, il debito potrebbe durare all’infinito, anche con gli eredi.

Che differenza c’è tra prescrizione e decadenza?
La prescrizione è il termine entro cui Agenzia Entrate Riscossione, una volta notificata la cartella esattoriale, deve agire (con un pignoramento, un fermo, una ipoteca, una intimazione di pagamento, ecc.). Una volta compiuto tale termine, la cartella “scade”, ossia non può essere più riscossa.

Per esempio: se una cartella si prescrive il 1° gennaio 2018, dal 2 gennaio 2018 ogni atto di riscossione (pignoramento stipendio) o qualsiasi altro atto a ciò finalizzato (ipoteca, fermo) diventa illegittimo.

La decadenza è, invece, il termine entro cui Agenzia Entrate Riscossione deve notificare la prima cartella di pagamento da quando l’imposta o la sanzione è stata iscritta a ruolo, ossia da quando l’ente titolare del tributo le ha dato l’incarico di riscuoterlo.

Per esempio: nel caso del bollo auto – che decade dopo due anni dall’iscrizione a ruolo – la cartella di Equitalia notificata nel 2020 per un bollo auto riferito al 2015 sarebbe illegittima.

Prescrizione cartella esattoriale non può che essere quinquennale.

Prescrizione cartelle esattoriali: le sentenze più recenti

Il principio delle S.U. 23397/2016 è stato richiamato e confermato:

dall’ordinanza n. 27390/2017 chiamata a pronunciarsi sulla prescrizione di ben 16 cartelle esattoriali per crediti contributivi INPS;
dall’ordinanza n. 930/2018 della Suprema Corte, alla cui attenzione è stato posto il quesito relativo alla prescrizione di un tributo della Regione Lazio;
dall’ordinanza n. 1997/2018 con cui gli Ermellini hanno accolto il ricorso di un contribuente a cui Equitalia aveva richiesto il pagamento dell’imposta di registro e accessori.
Tirando le fila di un discorso così complesso, che ha affannato le aule dei giudici di merito, delle commissioni tributarie e della Corte di Cassazione, si può affermare che, il termine per riscuotere i tributi locali, le contravvenzioni al codice della strada, i diritti camerali, i contributi Inps, i tributi diretti (es: Irpef) indiretti (es: Iva, Imposta di registro), dopo la notifica della cartella esattoriale non può che essere quinquennale. Per cui se l’agente della riscossione non interromperà il decorso del termine attraverso la notifica di atti idonei, il provvedimento che invierà successivamente sarà nullo.

L’articolo Forse il tuo debito è prescritto? verifica on-line la prescrizione del tuo debito bancario o esattoriale. proviene da #Italiasoloagevolazioni Agevolazioni e finanziamenti.

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: